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Duomo di Livorno
 Iniziata nel 1594 la cattedrale fu consacrata nel 1606. Nel 1607 fu eretto il campanile e nel XVIII secolo furono eseguiti lavori di ampliamento delle cappelle del transetto. Distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale fu ricostruita secondo il modello originale di Alessandro Pieroni. Il Duomo ha pianta a croce latina con navata unica. La facciata e' molto semplice ed e' preceduta da un portico marmoreo con colonne binate doriche sormontato da terrazze. Le opere d'arte conservate all'interno sono per lo piu' quelle originali, in gran parte restaurate. Sul lungomare si affaccia, nella omonima piazza, la Chiesa di San Jacopo in Acquaviva, sorta sulle rovine di un romitorio del IV secolo. Tra le chiese cattoliche un ideale itinerario mariano è costituito dalla Chiesa della Madonna nella via omonima, realizzata nel sec. XVII, che conserva ancora l'originaria struttura, un pregevole chiostro, e dalla ottocentesca Chiesa di S. Maria del Soccorso, che si innalza nell'ampia ed alberata Piazza della Vittoria. Ma il culmine di tale itinerario, al termine della salita ai cui lati sorgono quindici edicole votive in numero pari ai misteri del Rosario, è rappresentato dal Santuario di Montenero dedicato a S. Maria delle Grazie Patrona della Toscana.Numerose sono a Livorno le presenze storiche ed architettoniche che testimoniano le fedi religiose che nel corso dei secoli hanno convissuto nella città; oltre alle chiese cattoliche, legate in particolar modo al culto mariano, sono presenti infatti numerosi luoghi di culto delle varie comunità: ebraica, greca, armena, olandese-alemanna ed inglese. Tra le chiese si distinguono per il notevole interesse storico ed artistico quelle appartenenti alle Nazioni che vissero ed operarono a Livorno fin dal Seicento. In Via della Madonna è possibile ammirare soltanto la splendida facciata barocca della Chiesa degli Armeni, mentre, sempre nella stessa strada si trova una delle chiese più antiche della città: la Chiesa Ss.ma Annunziata o dei Greci Uniti, edificata nel sec. XVII.
 Il Monumento ai Quattro Mori: è uno dei simboli di Livorno. È composto dalla statua del granduca Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. Il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri di Santo Stefano, che affrontarono l'impresa di difendere le coste dalla minaccia dei pirati saraceni. La statua (1595) è opera dello scultore Giovanni Bandini, mentre il gruppo bronzeo dei Quattro Mori (1623 - 1626) è opera di Pietro Tacca. Il monumento fu anche criticato perché ritenuto a sfondo razzista. Fu invece bersaglio di una interpretazione sbagliata, infatti il monumento non disprezzava i mori come razza ma i pirati: era infatti un "cartello di avvertimento" per quest'ultimi, per far capire loro cosa succedeva nella città di Livorno.
 La Torre del Marzocco: Torre ottagonale rivestita in marmo bianco (da cui il primo nome Torre Bianca), venato, con base a tronco di piramide alta 54 metri. Costruita tra il 1423 ed il 1439 da Lorenzo Ghiberti su progetto di Cosimo Il Vecchio (studi più recenti avanzano invece il nome di Leon Battista Alberti) ispirandosi alla famosa Torre dei venti di Atene. Gli otto spigoli corrispondono ai quattro venti dominanti ed ai quattro intermedi, i nomi dei quali sono stati incisi sui corrispondenti lati della torre. Le quattro armi fiorentine sono rappresentate da altrettanti scudi in marmo. Il nome della torre ha origine da quello che era uno degli emblemi raffigurati sugli stemmi della Repubblica Fiorentina, un leone rampante in rame (il Marzocco), che era rappresentato su una banderuola posta sulla cima della torre abbattuta da un fulmine nel 1737. All'interno, al pianterreno, si trova una cisterna di raccoglimento dell'acqua piovana, nella quale si raccoglieva l'acqua sospinta dal vento sulle pareti della torre, incanalata da una conduttura marmorea.
 Il Cisternone: È situato ai margini della città ottocentesca, lungo quello che fu il Viale degli Acquedotti (oggi Viale Carducci). Questo monumentale serbatoio, ancor oggi perfettamente funzionante, fu costruito tra il 1829 ed il 1842 su progetto di Pasquale Poccianti per potenziare l'approvvigionamento idrico della città. In stile neoclassico, presenta un elegante porticato composto da otto colonne d'ordine tuscanico. La facciata è sovrastata da una semicupola a cassettoni, sicuramente l'elemento più significativo dell'intero complesso e per il quale la critica più recente ha evidenziato analogie con le architetture visionarie di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux.
 Il Fanale dei Pisani: Situato all'imboccatura del porto, è uno dei più vecchi d'Italia secondo solo alla Lanterna di Genova. Eretto nel 1304, è appoggiato su un basamento poligonale di 13 lati, dove fu istituito un lazzeretto; è costruito tutto in pietra a faccia vista presa dalle cave di San Giuliano. È costituito da due cilindri merlati quello inferiore più largo di quello superiore, ha 11 piani ed è alto 47 metri più la lanterna. È riuscito a superare indenne i secoli ma nel 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche fu minato e quasi totalmente distrutto. Nel 1956 è stato ricostruito rispettando i disegni del 1304 e riutilizzando, al 90%, il vecchio materiale recuperato in mare. La sua "voce" è quattro lampi ogni 20 secondi e si può vedere da circa 24 miglia marine di distanza. Oggi è riconosciuto monumento nazionale.
La Fortezza Vecchia
  Nell'XI secolo Matilde di Canossa fece erigere una torre chiamata, appunto, il Mastio di Matilde (i cui resti possono essere osservati alla base di una torre cilindrica di epoca successiva identificata erroneamente come il Mastio di Matilde), a difesa e sorveglianza della costa, allora oggetto di frequentissime incursioni di pirati saraceni. Nel XIV secolo, ad opera di Francesco di Giovanni e Puccio di Landuccio, fu costruita una fortificazione di pianta quadrata attorno alla torre, la cosiddetta Quadratura dei Pisani, posta a sua difesa. Nel 1505, Antonio da Sangallo il Vecchio, su commissione del cardinale Giulio de' Medici (il futuro papa Clemente VII), progettò una nuova ed ulteriore fortificazione, che comprendesse al suo interno la Torre e la Quadratura. Terminata la progettazione, la direzione dei lavori, poi terminati nel 1534, fu lasciata a Nicola da Pietrasanta. La Fortezza ha una pianta pentagonale, possenti mura in laterizio ed è circondata, eccetto un lato che si presenta interrato, dai fossi medicei, i canali navigabili che attraversano parte del centro storico della città. Durante l'invasione napoleonica nel 1796 i bastioni vennero in gran parte ristrutturati dai soldati francesi, e vi furono inserite fenditure per le bocche da fuoco. La Fortezza fu gravemente danneggiata in seguito ai bombardamenti del 1943 ed i lavori di restauro si sono protratti per anni. Non fu però la guerra a provocare una grossa crepa in un lato che dà sulla città (visibile nella foto a destra), vicino al terminal crociere fu ormeggiata una nave della Regia Marina Italiana che per motivi sconosciuti esplose, provocando così lo squarcio. Attualmente la struttura della fortezza è in pericolo di crollo a causa di questo danneggiamento, questa situazione preoccupa non poco gli organi posti a salvaguardarla.
La Fortezza Nuova
  Costruita su progetto di Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de' Medici, tra il 1590 e l' inizio del 1600. Fortificazione dagli imponenti spalti in pietra e mattoni, di pianta poligonale, vi si accede tramite un ponte posto sugli Scali della Fortezza Nuova, o Scali delle Pietre. Uno dei bastioni ( Bastione di Santa Barbara) fu demolito per far posto al quartiere chiamato Venezia Nuova. Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Fortezza venne usata per scopi militari. Alla fine della guerra fu utilizzata, invece, come centro di raccolta di materiale e di macerie in seguito alla lunga e faticosa ricostruzione degli edifici e delle strade del centro storico. Dopo il terremoto del 1950 vi furono poi insediati alloggi prefabbricati per i senzatetto. Il restauro fu completato nel 1972 e la parte superiore è da allora adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e manifestazioni.
La Terrazza Mascagni
  Belvedere in stile ottocentesco, costituito da una balaustra composta da 4.100 colonnine in marmo ed una pavimentazione di 34.800 piastrelle a mosaico che occupano una superficie di 8.700 mq. Nel luogo dove adesso si estende la Terrazza, sorgeva un tempo il Forte dei Cavalleggeri, postazione a difesa della costa. All'inizio del XX secolo alla fortificazione fu sostituito un parco dei divertimenti. Proprio qui, nel 1896, furono effettuate delle proiezioni cinematografiche, tra le prime in assoluto in Italia. Nel 1925 ebbe poi inizio la costruzione della Terrazza, che fu completata nel 1928 e ampliata dopo la seconda guerra mondiale. Fino al 1943 fu chiamata Terrazza Ciano. Nel 1935 venne poi aggiunto il Gazebo, utilizzato per le rappresentazioni musicali. Il Gazebo, distrutto dai bombardamenti, è stato di recente interamente ricostruito, contestualmente alle opere di restauro della terrazza alle quali ne sono seguite altre di risistemazione delle zone limitrofe. La terrazza, nel suo insieme, nonostante le circostanze ed il periodo in cui fu progettata, si può dire non abbia in alcun modo risentito delle influenze dell'architettura tipicamente fascista, richiamandosi piuttosto a quello stile Liberty al quale sono improntati gran parte del lungomare e dei quartieri residenziali della città. Nello spiazzo antistante sorge l'edificio che ospita l'Acquario Comunale, attualmente in fase di sofferto ampliamento.
Monumento a Ciano
  Quello a Ciano non è proprio un monumento, non può essere dichiarato di interesse turistico, almeno non oggi, infatti è lasciato al degrado, si tratta solo di una struttura che in epoca fascista doveva essere un monumento, ma che poi con la fine del regime è stato abbandonato al fato. Il monumento a Ciano è una torre incompiuta alta circa 17 m e fatta di granito grossolanamente lavorato, nel progetto era compresa una statua (anch'essa in granito), di Ciano alta 13 metri e un grosso faro a forma di fascio littorio che con la sua imponenza doveva accentuare la magnificenza del mausoleo che Benito Mussolini commissionò per il consuocero nella città natale di quest'ultimo. Attualmente la statua giace sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago della Maddalena, in Sardegna. Al centro del monumento si apre un portone di 5 m circa che porta in un brevissimo corridoio (3 metri circa) affiancato a destra da dei gradini in marmo bianco, che formavano una struttura a chiocciola. Ormai di questi gradini (che portano dalla base fino all'attuale sommità del monumento) si possono vedere solo dei resti, infatti tutti i gradini sono stati rotti, unica testimonianza rimasta sono dei pezzi murati ai lati del vano scale.A destra del corridoio si apre probabilmente il vano dell'ascensore. Anch'esso porta dalla base fino alla sommità. Il vano dell'ascensore presenta una semicirconferenza dalla parte dell'entrata oltre alla forma parallelepipeda che di solito hanno gli ascensori.Poco prima (1-1,5 m circa) dell'attuale cima del monumento, è presente uno stretto corridoio sormontato da una piccola volta, giacente incompiuto che se percorso porta nel vuoto. Questo corridoio è presente nel vano delle scale e in quello dell'ascensore, attualmente questi due corridoi non hanno punti di intersezione. Frontalmente al portone d'ingresso è presente una volta alta quanto il monumento, al suo interno è possibile trovare delle colonne laterali e una massiccia infestazione da parte della vegetazione, tra cui anche un albero alto una decina di metri. Unico modo per arrivare in cima al monumento sono due scalinate (in pessimo stato e con alcuni gradini mancanti) esterne ai due lati del monumento. Il monumento viene utilizzato solo dalla Brigata Paracadutisti Folgore e dal Tuscania (carabinieri paracadutisti) per esercitazioni di discesa con la corda (infatti in cima alla volta e ai lati è possibile trovare degli occhielli di metallo in cui legare la corda, per calarsi nei vani dell'ascensore e delle scale e uno centrale per scendere frontalmente). Tuttavia le scalinate laterali sono una comoda via per arrivare nel bosco soprastante il monumento.Il monumento ormai in mano ad writer armati di vernice spray, della magnificenza cui aspirarono gli ideatori, conserva solo il panorama, una veduta di Livorno, che come sfondo ha le Alpi Apuane e affiancata dal mare con 2 isole dell'Arcipelago toscano (capraia e Gorgona) con la francese Corsica in lontananza. Santuario di Montenero: il colle di Montenero è meta di pellegrinaggi dalla prima metà del XIV secolo: secondo la tradizione, nel 1345 la Madonna sarebbe apparsa ad un pastore storpio. L'attuale santuario ha un impianto fondamentalmente settecentesco, e raccoglie una pittoresca serie di ex-voto. La Madonna di Montenero è la patrona della Toscana.
Museo Fattori
  Il Museo Civico Giovanni Fattori ha sede nella prestigiosa Villa Mimbelli, residenza privata ottocentesca divenuta sede museale dal 1994, dopo un lungo intervento di restauro per adeguarla alla nuova destinazione d'uso. Le origini del museo risalgono alla fine del XIX° secolo, quando l'Amministrazione Comunale decise di assegnare una sede al patrimonio sparso in vari luoghi. Il Museo ha conosciuto varie sedi nel corso del tempo, l'ultima delle quali fu Villa Fabbricotti, attuale sede della Biblioteca Comunale, dove gli spazi erano inadeguati ad un'esposizione esaustiva dell'arte livornese e toscana a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. La collezione del Museo G. Fattori si configura essenzialmente come raccolta d'arte livornese e toscana che inizia con l'opera di Enrico Pollastrini, artista prevalentemente di stampo romantico, ancora legato all'accademia e ad una pittura celebrativa di soggetto storico e religioso, per arrivare, attraverso l'elevata espressione artistica delle opere di G. Fattori e di alcuni altri esponenti della scuola dei Macchiaioli, ad un nucleo cospicuo e variegato di artisti denominati genericamente Postmacchiaioli. Il termine indica una serie di pittori la cui formazione inizia con la scuola di Fattori e con la tecnica della "macchia" per poi evolvere, grazie alle correnti artistiche europee di fine Ottocento con le quali più o meno direttamente sono venuti a contatto, verso percorsi autonomi ma legati alle tendenze imposte dal naturalismo, dall'impressionismo, dal simbolismo e dal divisionismo.
Museo Marini
  I locali del Museo Marini ospitano la mostra permanente "1938 - La Scuola Ebraica di Livorno: un'alternativa alle leggi razziali" Questa mostra offre una sintesi delle tappe più significative dell'azione antisemita del regime fascista, dal Manifesto della razza alla promulgazione delle leggi razziali, all'atteggiamento della burocrazia e dei mezzi di informazione e ricostruisce quanto è avvenuto a livello locale nell'ambito della vita scolastica attraverso articoli di giornali, circolari ministeriali, testimonianze dirette. Il Museo Ebraico di Livorno, inaugurato l'8 novembre 1992, è situato nell'Oratorio Marini, una palazzina neoclassica adattata ad accogliere il luogo di culto nel 1867. Tale caratteristica rimane tutt'ora, accanto alla nuova destinazione d'uso. Vi sono esposti alcuni degli arredi un tempo custoditi nella monumentale Sinagoga, eretta a partire dal 1593, ma continuamente abbellita nei secoli successivi; la Sinagoga fu distrutta nel corso dell'ultimo conflitto mondiale in seguito ad uno dei tanti bombardamenti che colpirono la città. La splendida Sinagoga era lo specchio della floridezza della Nazione Ebrea livornese i cui componenti facevano a gara per adornarla di argenti e tessuti preziosi. I continui commerci che animavano il porto di Livorno e di cui gli ebrei erano i maggiori protagonisti resero il patrimonio liturgico della Sinagoga alquanto eterogeneo. Possiamo infatti notare nel museo Marini oggetti di origine olandese, nordafricana, fiorentina, romana, veneziana oltre a quelli eseguiti dagli argentieri locali. Purtroppo i pezzi più antichi e prestigiosi sono andati perduti, ma alcuni di quelli rimasti, come ad esempio una corona datata 1636 o alcuni degli arredi settecenteschi, mostrano una qualità di esecuzione che difficilmente troviamo in altri luoghi. L'Hekhàl in legno, a cui i ricchi intagli e le tre cupolette conferiscono un sapore orientaleggiante, miracolosamente scampato fu trasportato nell'Oratorio di via Micali e là rimesso in uso. La tradizione vuole che esso, come molti arredi, fosse stato portato dagli ebrei esuli dalla penisola iberica, ma fu forse eseguito da una manifattura nord-italiana. Nel museo si trovano esempi di oggetti in corallo di raffinata lavorazione, una delle attività di cui gli ebrei livornesi detenevano il monopolio, così come a testimonianza del mercato dei tessuti è rimasto un rotolo di stoffa eseguita a Lione intorno alla metà del XVIII secolo, utilizzata per confezionare diversi arredi. I ricami poi, in gran parte eseguiti da ricamatrici ebree, rappresentano uno degli aspetti più interessanti dell'arte cerimoniale livornese. Il Museo è destinato ad allargarsi occupando il matroneo dell'Oratorio dove troverà spazio una documentazione più ampia sulla vita e la tradizione ebraica livornese ed avranno una collocazione adeguata tutti quegli oggetti, non solo di valore storico-artistico, ma anche di semplice uso liturgico sinagogale e domestico, che le famiglie vorranno donare o lasciare in deposito per completare la storia della Comunità. Museo Provinciale di Storia Naturale Il Museo Provinciale di Storia Naturale di Livorno fu istituito nel 1929 sulla base del ricco materiale scientifico del Gabinetto di Storia Naturale dell'Istituto Tecnico "Amerigo Vespucci", raccolto tra il 1871 ed il 1909 da illustri naturalisti livornesi. Purtroppo durante i bombardamenti del 1944 il patrimonio naturalistico andò distrutto. Dopo la guerra il Museo fu trasferito presso l'Acquario Comunale e nel 1952 fu riaperto al pubblico.
Museo di Santa Giulia
  Il Museo di Santa Giulia raccoglie interessanti opere d'arte sacra, già collocate nella Chiesa, tra cui un'antica tavola di scuola giottesca raffigurante S. Giulia in piedi, contornata da otto storie della sua vita, un reliquiario in argento e rame dorato, fatto realizzare da Cosimo III nel 1693, in cui è raffigurata la santa innalzata su una fortezza, simbolo della città di Livorno, ed un paliotto in argento dell'orafo Antonio Leonardi, del 1682, nonché oggetti cultuali, quali paramenti liturgici, inginocchiatoi ed arredi. Il complesso monumentale consta di tre immobili: la Chiesa di Santa Giulia, l'Oratorio di San Ranieri ed il Museo di Santa Giulia. Il 22 maggio 1602 fu posta la prima pietra della Chiesa, come è attestato dalla lapide nell'atrio; l'edificio - eretto per volontà di Ferdinando I per la Confraternita più antica di Livorno, quella del SS.Sacramento e Santa Giulia, probabilmente nata già nel XIII secolo - fu terminato l'anno successivo. Il disegno fu probabilmente opera di Alessandro Pieroni. La facciata appare spoglia e priva delle statue dei santi che un tempo la adornavano; quelle di San Gennaro e Sant'Antonio furono portate in Seminario mentre quelle di San Pietro e San Paolo furono distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, quando andarono perduti anche il ricco archivio della Confraternita, gran parte dell'arredo ed il soffitto ligneo. La chiesa, a navata unica, presenta un altare maggiore, realizzato in marmo da Nicolò Carducci nel XVII secolo. Nell'atrio, sulla sinistra, si trova una piccola cappella dedicata alla Madonna di Lourdes, dalla quale, attraverso un corridoio in cui è esposta una tela di Giovan Battista Mercati raffigurante la crocifissione della santa ed una pregevole opera di Francesco Curradi (1570-1661), si accede all'Oratorio di San Ranieri. L'Oratorio di San Ranieri fu costruito nel 1696 per volere di Cosimo III sopra il vecchio Camposanto di Santa Giulia. Si presenta come una piccola aula rettangolare voltata; il pavimento a commesso marmoreo è scandito dalle lastre terragne con stemmi; gli stalli lignei addossati alle pareti sono degli inizi del sec. XVIII. Sulle pareti, sei episodi della vita di San Ranieri, inseriti in finte cornici ed inquadrati in architetture dipinte; sopra il cornicione, quattro figure allegoriche: la "Speranza", la "Temperanza", la "Fede" e la "Carità"; nella volta, l' "Apoteosi di San Ranieri". L'altare è caratterizzato dalle marmoree colonne tortili, mentre il sovrastante dipinto è una copia recente (1969) del "Miracolo di San Ranieri", che si trova nel Duomo di Pisa. Il pavimento, infine, ospita nove sepolture di Cavalieri di Santo Stefano. All'esterno, sul fianco destro, si trova un'immagine marmorea della Madonna proveniente da una chiesa del primitivo villaggio labronico, sovrastata da una lapide dettata da Pietro Vigo a ricordo della fondazione della città. L'ultima guerra danneggiò gravemente gli affreschi della volta e delle pareti, e soltanto al termine di un accurato restauro, l'Oratorio di San Ranieri è stato riaperto al pubblico.
Teatro Goldoni
  La Fondazione Teatro della Città di Livorno "Carlo Goldoni" è stata costituita il 4 marzo 2004 a Livorno. Fondatori sono il Comune di Livorno (Promotore), Provincia di Livorno, SPIL spa ed Unicoop Tirreno. Con un proprio Statuto, approvato con delibera del Consiglio Comunale il 19/01/2004, la Fondazione ha fissato le norme per la propria costituzione, finalità, attività ed organizzazione. Il Presidente della Fondazione, che è anche Presidente del Consiglio d'Indirizzo, è il Sindaco del Comune di Livorno. La Fondazione promuove, forma e diffonde espressioni della cultura e dell'arte ed in particolare programma e sostiene attività ed iniziative teatrali, liriche e musicali, tutte connesse alla sua funzione di Teatro di Tradizione, titolo assunto con Decreto del Ministero dei Beni ed Attività Culturali il 4/05/2005. La Fondazione svolge attività d'alto livello artistico, tese anche a consolidare il suo rapporto con il territorio e gli altri teatri toscani, a cominciare da CittàLirica, in un quadro di coproduzioni e relazioni nazionali ed internazionali Principale sede della sua attività è lo storico Teatro "Carlo Goldoni", che dal 1847 affascina per l'eleganza delle forme neoclassiche e la mondanità dei suoi ambienti, restituiti dopo un'attenta e complessa opera di restauro e di recupero architettonico, il 24 gennaio 2004, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con la messa in scena di "Cavalleria rusticana", capolavoro del Maestro livornese Pietro Mascagni.
L'Acquario
  L'Acquario Comunale Diacinto Cestoni, situato nel Viale Italia, lungo la Terrazza Mascagni, è intitolato al naturalista che tra il XVII ed il XVIII secolo abitò a Livorno. Fu prima costruito nel 1937 e di nuovo riedificato nel 1950 a causa dei danni subiti dai bombardamenti del 1943. Vi si trovano esemplari di ittioflora ed ittiofauna del Mar Mediterraneo. Oltre alle 18 vasche contenenti le specie caratteristiche della costa livornese, si trovano, al pianterreno, anche locali adibiti a sale conferenze. Al piano superiore si trova il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata, al quale fanno riferimento le università di Torino, Pisa, Firenze, Siena, Bologna e Modena. L'acquario comunale è attualmente chiuso per un completo restauro.
Biblioteca Labronica - Villa Fabbricotti
  Le origini della Villa sono da far risalire al 1689, anno in cui, dove oggi ha sede l'immobile principale, si trovava un fabbricato di proprietà del capitano Santi Franceschi di Pisa. Passata attraverso vari eredi della famiglia Franceschi viene rivenduta nel 1868 a Tommaso Lloyd, il quale avvalendosi dell'architetto Micheli, ampliò l'edificio ed il parco secondo il gusto neoclassico.Nel 1881 l'edificio divenne proprietà del commendatore Bernardo Fabbricotti, industriale del marmo carrarese, il quale ne mantenne la proprietà per circa cinquanta anni. In seguito a sfavorevoli vicende finanziarie, Fabbricotti nel 1936, decide di vendere la villa al Comune. Purtroppo le vicende belliche coinvolsero direttamente sia l'edificio che il parco circostante e alla sua riapertura, alla fine della guerra l'amministrazione comunale decise di accogliere nei suoi locali la biblioteca civica. Fra il 1998 e il 2003 si sono svolti importanti lavori di restauro e messa a norma che tra l'altro hanno riportato alla luce molti degli originali decori. Il recupero ha offerto l'opportunità di destinare interamente l'uso della villa alla conservazione e consultazione delle collezioni antiche. Nell' edificio che si articola su tre piani hanno così trovato posto circa 20.000 volumi a stampa antichi e 60.000 documenti manoscritti. Al piano terreno si trovano, oltre al magazzino librario, tre sale di lettura con circa 80 posti a sedere dedicati alla lettura, alla consultazione e alle postazioni informatiche. Al primo piano, dove si accede attraverso uno splendido scalone monumentale, si trovano due belle sale di rappresentanza, dove fra l'altro sono conservati i Fondi Foscolo e Bastogi, destinate alla consultazione dei manoscritti, dei libri antichi e degli autografi. Sono temporaneamente ospitati nei locali di Villa Fabbricotti anche gli uffici e le collezioni della sezione di storia locale di Villa Maria, attualmente chiusa per lavori di messa a norma e restauro. E' inoltre presente una attrezzata sala conferenze con circa 60 posti a sedere, dove viene svolta una intensa attività di presentazione di libri ed una saletta completamente affrescata dedicata alle esposizioni.All'ultimo piano sono infine dislocati gli uffici di direzione e di catalogazione. All'interno del parco, nei locali delle ex stalle di villa Fabbricotti, è stato allestito un magazzino con circa 6 km di scaffalatura completamente meccanizzata, dove sono state depositate fra l'altro tutte le collezioni ottocentesche ed i volumi Fabbricotti fino al 1950. Vi si trovano inoltre importanti donazioni come le biblioteche Antonicelli, Badaloni, USL, Rinaldi. La consultazione di tutto il materiale avviene presso l'edificio di villa Fabbricotti.